Dott.ssa Sara Bortot – Psicologa e Psicoterapeuta

FOBIA SPECIFICA O MONOFOBIA (DI ANIMALI, OGGETTI, SITUAZIONI ECC.)

Quando la paura patologica è concentrata su una singola situazione, oggetto, fantasia, rumore, animale o altro ancora, ecco che parliamo di fobia specifica o monofobia.

Qualunque cosa può divenire oggetto di paura e fobia, ma si rilevano alcune forme ricorrenti.

Per fare qualche esempio ripreso dall’esperienza clinica, le forme di fobia più comuni sono quelle verso gli animali come ad esempio: la paura dei ragni, degli scorpioni, dei serpenti, eccetera…

Una fobia molto in crescita negli ultimi anni è la fobia dei piccioni, la quale tra le zoofobie, sembra decisamente meno motivata di quella rivolta ad animali più pericolosi, ma non si deve sottovalutare il fatto che nella vita cittadina della maggiorparte delle persone gli incontri dei serpenti sono rari, mentre quelli con i piccioni sono sempre più frequenti.

Ciò sta a significare che le tipologie di fobia si evolvono in linea al cambiamento dei nostri stili di vita.

Fobie tipiche di qualche secolo fa, oggi sono rare, cosiccome probabilmente alcune delle più frequenti di quelle attuali, un domani saranno altrettanto rare.

Altre forme decisamente comuni di singola fobia scatenante il panico ad esempio sono quella relativa all’altezza (acrofobia), quella relativa ai luoghi chiusi (claustrofobia), quella relativa al rimanere soli o allontanarsi (agorafobia), quella relativa allo stare in mezzo alla gente (fobia sociale).

Queste ultime, molto spesso, tendono a diventare fobie generalizzate poiché rappresentano situazioni di vita molto comuni, tanto che la persona pur di evitarle può arrivare a rinchiudersi in casa.

Oltre alle due classi di monofobie di tipo zoologico o situazionale un ‘altra tipologia molto comune è quella relativa alla paura di contagiarsi o di infettarsi attraverso il contatto con siringe, sangue, sporco, sostanze contaminanti, eccetera. In questo caso nell’arco di qualche tempo l’evolversi della patologia verso una forma di patologia generalizzata, di solito una sindrome ossessivo compulsiva basata sui rituali di pulizia, disinfezione, o una forma di ipocondria basata sul continuo bisogno di controlli medici.

Per tutti questi tipi di monofobie le reazioni sono simili la persona che si trova nella situazione da lei temuta manifesta sintomi di panico: blocco del respiro, sensazione di soffocamento, tachicardia, blocca dei pensieri e della ragionevolezza, sensazione di svenire, il tutto associato ad una esigenza irrefrenabile di fuggire o di chiedere aiuto.

fobia
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IL CASO CLINICO:

Le Zoo fobie: sconfiggiamo la paura dei piccioni

Maria arriva nel mio studio intorno ai cinquant’anni e mi racconta subito quella che definisce la sua paura più grande: i piccioni.
Una fobia presente da moltissimi anni, con la quale aveva imparato a convivere evitando accuratamente tutte le situazioni in cui avrebbe potuto incontrare i temuti volatili.

Per molto tempo era riuscita a organizzare la propria vita intorno alla paura, cambiando strada, evitando alcune piazze e rinunciando a determinati luoghi pur di non trovarsi vicino ai piccioni.

Il problema, però, era diventato ormai ingestibile.

Da poco si era trasferita in centro città per lavoro e ogni giorno era costretta ad attraversare una piazza piena di uccelli.

“Ho capito che non posso più continuare così. Non voglio vivere sempre in allerta.”

La fobia specifica: quando l’evitamento alimenta la paura

Le fobie specifiche, chiamate anche monofobie, possono riguardare animali, insetti, volatili, spazi chiusi, aerei, guida o molte altre situazioni precise.

Chi soffre di una fobia prova una paura intensa e incontrollabile anche quando razionalmente sa che il pericolo reale è minimo o assente.

Nel caso della fobia dei piccioni, Maria aveva sviluppato negli anni una costante ipervigilanza: osservava continuamente l’ambiente circostante, controllava ogni movimento nell’aria e viveva in uno stato di tensione permanente.

Come accade spesso nei disturbi fobici, aveva messo in atto diverse strategie per cercare di proteggersi:

  • evitare i luoghi frequentati dai piccioni;
  • farsi accompagnare da persone di fiducia;
  • parlare continuamente della paura;
  • modificare percorsi e abitudini quotidiane.

Questi tentativi di soluzione, però, stavano mantenendo e aggravando la fobia.

Più evitava la situazione temuta, più il cervello confermava l’idea di trovarsi davanti a un pericolo insuperabile.

“Appena li vedo scappo”

Maria descriveva così quello che accadeva ogni volta che incontrava un piccione:

“Se vedo un uccello da lontano aspetto che si allontani. Se invece si avvicina, il cuore accelera, sento l’ansia salire, mi manca il respiro e devo andare via subito.”

La paura era diventata invalidante: non riusciva più a passeggiare serenamente, uscire tranquilla o attraversare alcune zone della città senza vivere forte ansia.

La Terapia Breve Strategica per le fobie

Dopo averle spiegato come funziona la Terapia Breve Strategica, rassicuro Maria sul fatto che le fobie specifiche sono problemi molto frequenti e che questo approccio terapeutico si dimostra spesso particolarmente efficace nel trattamento delle paure patologiche.

Nella Terapia Breve Strategica lavoriamo infatti non tanto sulle cause remote della paura, ma sui meccanismi che la mantengono nel presente.

Come primo passo le chiedo di interrompere gradualmente tutti quei comportamenti che alimentavano il problema, in particolare l’evitamento continuo e la richiesta di protezione agli altri.

Successivamente le propongo un esercizio apparentemente insolito: iniziare a “studiare il nemico”.

Maria avrebbe dovuto documentarsi sui piccioni, osservare immagini, conoscere le varie specie, le abitudini e i comportamenti di questi animali fino a diventare quasi un’esperta.

Parallelamente le chiedo di uscire ogni giorno per misurare il limite della propria paura, avvicinandosi gradualmente ai volatili senza però forzarsi oltre ciò che riusciva a tollerare.

Quando la paura inizia a cambiare

All’inizio Maria era molto spaventata anche solo dall’idea di osservare immagini di piccioni.

Con sorpresa, però, dopo alcuni giorni si accorse che qualcosa stava cambiando: più osservava e studiava ciò che temeva, più l’ansia diminuiva.

Anche il “limite” che riusciva a raggiungere nell’avvicinarsi ai piccioni cambiava progressivamente.

Seduta dopo seduta abbiamo continuato il lavoro terapeutico utilizzando anche la tecnica della Peggiore Fantasia, particolarmente efficace nel trattamento delle fobie e degli attacchi di panico.

Nel giro di alcuni mesi Maria riusciva finalmente ad attraversare la piazza vicino al lavoro senza fuggire e senza vivere il costante stato di allarme che l’aveva accompagnata per anni.

Durante una delle ultime sedute mi mostra persino un video in cui, seduta su una panchina, dà da mangiare del mais proprio agli animali che per tutta la vita aveva vissuto come pericolosi.

Superare una fobia è possibile

Le fobie specifiche possono diventare estremamente limitanti e condizionare profondamente la vita quotidiana.
Spesso chi ne soffre organizza la propria vita intorno all’evitamento, senza rendersi conto che proprio quell’evitamento mantiene viva la paura.

La Terapia Breve Strategica aiuta a interrompere il circolo vizioso della fobia attraverso strategie concrete che permettono alla persona di recuperare gradualmente libertà, autonomia e sicurezza.

Come scrive Giorgio Nardone:

“La paura guardata in faccia si trasforma in coraggio. La paura evitata diventa panico”

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