Il Dubbio Patologico

Mai sentito parlare di dubbio patologico? Questo tipo di problema risulterà probabilmente nuovo al lettore, tuttavia è estremamente diffuso. La persona sente costantemente la testa affollata da mille pensieri in particolare dubbi, domande, interrogativi a cui cerca di dare una risposta per arrivare ad una soluzione. Per placare la sensazione di indecisione e incertezza si cerca di rassicurare se stessi attraverso il ragionamento, si esplora ogni possibile alternativa per poi ritornare puntualmente al punto di partenza. Infatti ogni domanda a cui si risponde in realtà porta con sé un altro interrogativo, e poi un altro e un altro ancora in un circolo vizioso di dubbi, domande e risposte che si autoalimentano. Le sensazioni che accompagnano questi ragionamenti non sono certo piacevoli, il non trovare una soluzione o una rassicurazione realmente convincenti porta la persona a sperimentare stati di ansia, agitazione, tachicardia, sudorazione, respiro affannoso, irritabilità, insonnia, ecc…

La sensazione provata è quella di non riuscire a “spegnere il cervello”, spesso dura tutta la giornata, a volte è presente in alcuni momenti specialmente quando si è più liberi e meno indaffarati.

L’argomento del dubbio può riguardare qualunque aspetto della vita: la paura di aver fatto la scelta giusta o aver fatto le cose nel modo giusto pensando al passato, oppure l’indecisione nel dover compiere una scelta o nel prendere una decisione, i dubbi riguardo ai sentimenti in una relazione, ecc… la cosa che li accomuna è che nonostante ci si applichi per arrivare ad una conclusione, gli sforzi sono vani e ci si ritrova sempre più spersi nel bosco, la matassa si annoda sempre di più.

Per far capire ancora meglio al lettore racconto la storia di Matteo. Questo ragazzo sui 30 anni viene da me dicendo che sta malissimo per dei continui interrogativi che lo martellano quando torna dal lavoro. Lui fa il desiner di mobili di lusso e ogni volta che torna a casa vorrebbe rilassarsi e “staccare il cervello dal lavoro” ecco che gli prendono mille dubbi: se ha fatto tutto correttamente durante la giornata al lavoro, se poteva farlo meglio, se il suo capo sarà soddisfatto, se, se… Per interrompere questa fastidiosa colonna sonora cerca di rassicurarsi o di distrarsi uscendo, ma anche con gli amici ecco che ripartono i dubbi e lui si assenta nel suo mondo. Allora cerca di sedare i pensieri con il vino o con i farmaci ansiolitici, ma finito l’effetto ecco di nuovo i affacciarsi l’insicurezza…

Oppure la storia di Serena che viene al mio studio perché atterrita dai dubbi sulla sua relazione amorosa con Davide. Rimugina continuamente: alcuni comportamenti del fidanzato sono indice che lui l’ama, i momenti passati insieme a lui sono felici; ma molti altri difetti, i consigli di alcune amiche o della madre le fanno pensare che non è il ragazzo giusto per lei. Così, presa da questa ansia di dover decidere sulla loro relazione, non riesce godersi neanche i bei momenti e il dubbio la consuma.

Come si esce da questo groviglio di dubbi e domande?

Ad entrambi do l’indicazione di Bloccare le risposte per inibire le domande, perché non esistono risposte intelligenti a domande stupide. Le domande che riguardano qualcosa che è già successo, come nel caso di Matteo, o se una cosa poteva essere fatta diversamente, è una domanda stupida perché riguarda qualcosa di passato e che quindi non possiamo cambiare. Lo stesso vale per Serena che cerca di arrivare col ragionamento ad una decisione che razionale non è e va presa con il cuore.

Quello che possiamo fare quando arrivano domande che non hanno una risposta certa, non è evitare di porci i dubbi perché questi arrivano da soli, ma smettere di rispondere poiché ogni tentativo di risposta in realtà è un nutrimento che do a mille nuove domande.

Il cuore conosce ragioni che la ragione non conosce

 

Per approfondimenti:

Nardone G., De Santis G. Cogito Ergo Soffro. Quando pensare troppo fa male. Ponte alle Grazie 2011

 

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